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ARMA: E' un sinonimo del Sendallo. Fino alla fine del XVIII secolo la tela dello stendardo era dipinta con gli stemmi, cioè "armi" del Sovrano, del Podestà, del Governatore e del Comune, e per traslato veniva a volte designata col nome di "Arma". Dal XVI secolo è appeso ad una picca e decorato con cordoni e "porassi" (nappe) di colore rosso.

BARBERI: Il nostro Palio per un lunghissimo periodo fu una Corsa di Bàrberi, cioè cavalli maschi interi. Solo dagli inizi dell’Ottocento il Regolamento ammise cavalli "d’ogni sesso, e razza". In ogni caso la parola "bàrbero" è ancora oggi utilizzabile come sinonimo di “cavallo del Palio".

BORGHIGIANO: E' il militante di uno dei Borghi partecipanti al Palio, e vi appartiene per nascita, per residenza o per scelta. Partecipa alla vita del Borgo durante tutto l'anno, e lo sostiene con l'impegno lavorativo e/o finanziario.
E' il più acceso depositario della passione paliesca.

BORGO: Uno dei sodalizi socio-territoriali partecipanti al Palio. La sua estensione coincide con la parrocchia cittadina di riferimento. Per convenzione, si intendono "Borghi" gli organismi socio-territoriali che si estendono in tutto o in parte all'esterno della prima cinta muraria.
In base a ciò sono dunque definiti Borghi:
Santa Maria Nuova
San Pietro
San Lazzaro
Don Bosco
Torretta
Tanaro
San Marzanotto
Viatosto

COMUNE: Uno dei sodalizi socio-territoriali partecipanti al Palio. La sua estensione coincide con il comune di riferimento.
Al Palio di Asti partecipano i Comuni:
Baldichieri
Canelli
Castell'Alfero
Moncalvo
Montechiaro
Nizza
San Damiano

CONFRATELLANZA: I quattordici Rioni e Borghi in cui è suddivisa la Città di Asti sono le parti di un’unica comunità, e sono contraddistinti da obbiettivi, da aspirazioni e da ideali comuni; secondo l’antico uso astigiano, e in onore ai sodalizi del passato loro antenati diretti, essi si definiscono "confratelli", e chiamano "confratellanza" il sentimento di rispetto e di stima reciproca che li lega, nonché la volontà di collaborare concordemente per il bene comune della Festa, della Città e della sua antica Patria.
In particolare la Confratellanza impone i seguenti irrinunciabili principii:
1) il rispetto e la legittimazione morale di tutti gli altri "confratelli", ivi compresi quelli rivali
2) il rispetto dell’identità e dell’integrità morale e territoriale di tutti i "confratelli"
3) il rispetto delle iniziative e delle realizzazioni materiali di tutti i "confratelli"
4) il rispetto assoluto della Festa, della sua civiltà e dei suoi valori storici, morali e sociali

CONFRATELLI: Sono così definiti i quattordici rioni e borghi in cui è suddivisa la Città di Asti.

CORSIERO: Sinonimo di "bàrbero" molto usato nel Palio antico.

FANTINO: Deriva dal diminutivo della parola "infante", cioè ragazzino, in quanto nei palii antichi di tutta Italia i conducenti dei cavalli erano sempre di giovanissima età. La parola FANTINO è largamente usata nel nostro Palio almeno dal XVII secolo, anche nella traduzione astigiana di "fantìn", sia pure in modo minoritario rispetto al sinonimo di "PAGGIO" ( vedi alla voce). Gli antichi Statuti palieschi prescrivevano che i FANTINI, o PAGGI, non potessero avere più di 21 anni. Tale disposizione non fu mai abrogata, ma andò in disuso a partire dal 1709, rendendo possibili le carriere strepitose e longeve di fantini al cui confronto Bucefalo oggi farebbe la figura del lattante.

FAZZOLETTO: E' la LIVREA del Palio contemporaneo. Da semplice accessorio maschile e femminile nell'abbigliamento festivo delle classi popolari, il Fazzoletto (in astigiano "Fassolèt") alla fine dell'Ottocento divenne segno distintivo di appartenenza sociale, soppiantando l'antica coccarda. Questo perchè il Fazzoletto si prestava meglio alla riproduzione di simboli, motti o stemmi. Era sfoggiato ad esempio dagli appartenenti alle Società di Mutuo Soccorso, o dai Coscritti durante le feste di Leva. Nel Palio l'uso del Fazzoletto si attestò già a partire dagli anni '30 del Novecento, ed era espressamente previsto e normato dal Regolamento allora in vigore. Negli ultimi decenni è invalsa l'abitudine di chiamarlo "foulard", usando un termine assai poco attinente alla nostra autentica tradizione popolare.

FESTA: Per molti secoli il nostro Palio è stato sempre e soltanto definito con il termine di FESTA, e non, come succede oggi, come "manifestazione", "rievocazione", "spettacolo", "competizione cavalleresca" o quant'altro. Nessun altro termine come FESTA può esprimere meglio quello che il Palio è ed è stato per sette secoli.

GAVARDINA: E' la casacca indossata dal fantino durante la Corsa del Palio, fregiata coi colori ed i simboli del sodalizio per il quale combatte.
Il nome si attesta nel nostro Palio alla fine del XVII secolo, e designa un indumento di foggia ben precisa, a forma di sopravveste o camicione ampio, comodo e svasato, in tutto simile a quello indossato da molti fantini contemporanei. (per intenderci, non sono "gavardine" le camicette usate a SMN, SMSR, o SL). La parola GAVARDINA è mutuata dal genovese "gabanin-a" cioè piccolo gabbano, a sua volta derivata in epoca tardo-medievale dal magrebino "qaba".
La Gavardina era di assoluta proprietà del sodalizio partecipante, che la conservava con cura meticolosa.

LIVREA: E' il segno distintivo dell'identità rionaiola e paliesca. Nei secoli ha cambiato forma più volte, ma ha sempre avuto il compito di contrassegnare il partitante con i colori del proprio sodalizio.
In origine si trattava di un semplice nastro in tinta unita o variegato.
A partire dagli inizi del XVII secolo si trasformò in una bandoliera di stoffa, ispirandosi alle "divise" militari che Carlo Emanuele I di Savoia conte di Asti aveva reso obbligatorie per tutti i soldati del suo dominio.
Dalla metà del XVIII secolo la Livrea si trasformò in una voluminosa coccarda multicolore da appuntare al petto o al cappello, e da sfoggiare per alcune settimane prima della Festa.
A partire dal 1930 il regolamento del Palio ampliò le forme della Livrea, autorizzando l'uso dei colori sociali in nappe, coccarde, sciarpe, scialli e fazzoletti.
Dal secondo dopoguerra il Fazzoletto è diventato la Livrea più diffusa ed universalmente usata.

MOSSA: La partenza della Corsa. Secondo alcuni, si tratta di un termine d'importazione. Va chiarito che è in realtà una parola della lingua italiana usata e praticata dai tempi più antichi in ogni località dove si celebrava un Palio. Il nostro "CEREMONIALE / per le Funzioni che hanno luogo nella Festa di San Secondo/ giusta le antiche costumanze" noto nell'edizione del 1776 ricalcante altre precedenti, parla del Pilone come del "punto delle Mosse", e lo stesso fanno ripetutamente i cronisti dell'epoca e gli autori dei Sonetti.
Va detto però che non avendo una diretta traduzione nell'idioma locale, il termine veniva usato soprattutto nel linguaggio ufficiale e forbito.

MOSSIERE: Il funzionario che presiede alla regolarità dell'allineamento dei cavalli e ne decreta la partenza, cioè la Mossa. La parola "mossiere", il cui uso è perfettamente legittimo, è entrata nel gergo del Palio astigiano solo durante il XX secolo, ed in precedenza era del tutto superflua, poichè fino al 1863 le funzioni di mossiere erano svolte per legge dal Segretario Comunale. Le spese del Palio erano infatti sostenute dal Governo, e solo un funzionario giurato poteva garantire che le sue fasi si svolgessero nel modo più corretto anche dal punto di vista amministrativo.

PAGGIO: In astigiano "PAGI" . E' il termine che designa il fantino del Palio di Asti, documentato almeno dagli inizi del XVII sec. e usato senza soluzione di continuità fino alla metà dell'Ottocento. La parola "PAGGIO" è specifica del nostro Palio, e a quanto ne so non fu utilizzata in nessun altro Palio italiano nè vivente nè estinto. La sua origine è illustre e di grande valore storico. Nella terminologia militare del basso Medioevo il PAGIUS era l'incaricato che guidava, muoveva ed accudiva il "destrarius" (cioè il cavallo da guerra) durante i trasferimenti e comunque lontano dalla battaglia. Il termine PAGGIO, come sinonimo di FANTINO, è senz'altro da preferire ad altri più generici oggi in uso, come "cavallerizzo" o "cavaliere", che oltre ad essere banali sono paliescamente scorretti.

PARTITANTE: E' il generico sostenitore di uno dei sodalizi partecipanti al Palio, indipendentemente dal fatto che vi appartenga o meno.
Il nome deriva da "Partita", che è la squadra o gruppo al seguito di un sodalizio partecipante, e che interviene in modo organizzato a tutte le sue uscite rituali e pubbliche nei giorni della Festa.

PASSA-FICC: Nell’idioma locale vuol dire "passa veloce". Era il nome dato a figurine di cartoncino stampate con l’immagine colorata di un fantino a cavallo, con le quali i ragazzini astigiani di un tempo giocavano al Palio.

RIONAIOLO: E' il militante di uno dei Rioni partecipanti al Palio, e vi appartiene per nascita, per residenza o per scelta. Partecipa alla vita del Rione durante tutto l'anno, e lo sostiene con l'impegno lavorativo e/o finanziario.
E' il più acceso depositario della passione paliesca.

RIONE: Uno dei sodalizi socio-territoriali partecipanti al Palio. La sua estensione coincide con la parrocchia cittadina di riferimento. Per convenzione, si intendono "Rioni" gli organismi socio-territoriali che si estendono in tutto o in parte all'interno della prima cinta muraria.
In base a ciò sono dunque definiti Rioni:
San Secondo
San Martino San Rocco
San Silvestro
Cattedrale
Santa Caterina
San Paolo

RIVALI: Il Rione o Borgo che ha rapporti di rivalità con un altro Rione o Borgo lo definisce semplicemente come "il Rivale". Meglio evitare l’espressione al femminile. Nel Palio antico come in quello contemporaneo il rivale è spesso definito "nemico" senza mezzi termini.

RIVALITA': L’inimicizia paliesca che si instaura tra due dei Sodalizi partecipanti alla Festa. Può essere occasionale ed effimera o radicata e costante. Nel nostro Palio ha tradizioni antiche: ad esempio è nota la rivalità che negli ultimi decenni del XVIII secolo oppose la Confraternita di San Michele (San Martino) a quella della Misericordia (Cattedrale) culminata con la clamorosa vittoria di quest’ultima nel 1790.

SBORELLO: Era la sferza in dotazione ai fantini del nostro Palio, e rappresentava più un'arma che uno strumento per sollecitare il cavallo.
Era composto da un manico di legno tornito lungo poco più di 40 cm. a cui erano fissate due cordicelle "minori del dito ultimo della mano" ma "inviluppate con filo di rame" e lunghe quasi un metro.
Lo "sborello o sii sferza" compare nei più antichi Testimoniali della Corsa, ed è descritto e normato negli Statuti palieschi del 1688. Doveva trattarsi di un termine antichissimo, perchè già alla fine del '700 appare in disuso, sostituito dai sinonimi altrettanto antichi di "foet" in astigiano e "sferza" in italiano. Com'è noto, già a metà Ottocento lo Sborello è stato sostituito da un più generico frustino da equitazione. Però quando un fantino usa il frustino come lo Sborello antico sulle spalle degli avversari si dice che "nerba" e si definiscono "nerbate" i suoi colpi, anche se il nerbo è un'altra cosa e si usa sotto altri cieli. Sarebbe più storicamente corretto dire che il fantino "sferza" e chiamare "sferzate" i suoi colpi.

SENDALLO: E' il nome dello stendardo dipinto a cui viene legato il drappo del Palio. Si cominciò ad usare dalla fine del XV secolo: in precedenza il Drappo stesso, parzialmente srotolato, veniva appeso ad una picca e decorato con gli stemmi delle autorità cittadine.
Il Sendallo prende il nome dalla tela di zendale (misto seta e cotone) con cui viene realizzato. Dalla fine del XVIII secolo la tela reca l'immagine di San Secondo a cavallo con le insegne della Città, lo stemma ed il motto del Comune e l'anno di riferimento.
(cf. anche Arma)

STROPPO: E' la compagine di un sodalizio paliesco schierata nel suo pieno assetto "militare" in occasione dei principali rituali della Festa. La semplice "partita" diventa STROPPO quando i partitanti si muovono in maniera coordinata e organizzata; quando sono preceduti dalle insegne;
quando sono accompagnati dal suono dei tamburi, delle trombe e di altri strumenti musicali; quando sfoggiano la livrea, ossia il distintivo della propria appartenenza. Soprattutto, quando scortano ed accompagnano con gran clamore il Cavallo nei momenti principali della competizione: l'Accoglienza, la Segnatura o Descrizione, l'Accompagnamento alla Mossa, il Giro del Ringraziamento e quello della Vittoria.
Il nome Stroppo deriva dal francese "troupe", cioè "truppa, drappello" ma anche "branco, masnada", ed ha chiarissime origini militari.
Sinonimi aulici ma diffusi di "stroppo" sono: "stuolo", "schiera", "drappello".

TAPAGI: Termine schiettamente astigiano che si potrebbe tradurre con la parola "tifo". Deriva dal francese "tapage" che significa "schiamazzo, manifestazioni clamorose prodotte da un gruppo di persone". Il "tapagi" è in sostanza il sostegno che i partitanti organizzano con la musica, i canti o le grida per incoraggiare il proprio Cavallo ed il proprio Fantino non solo durante la Corsa, ma anche in ogni altra fase del rituale paliesco. Il Tapagi si dispiega ad esempio in forma clamorosa durante l'Accoglienza del Cavallo o durante la Descrizione o Segnatura.

UNIVERSITA': Almeno dal XVI secolo il popolo di un borgo o di un rione è definito "Università". Gli antichi Rettori, i Capitani e le altre cariche di autogoverno che rioni e borghi eleggevano agivano in nome e per conto delle Università rappresentate.

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